Ha'penny Bridge - Dublino

Ha'penny Bridge - Dublino Come parte del progetto di restauro dello Ha'Penny Bridge sul fiume Liffey a Dublino, Metalock Engineering UK ha sottoposto ad una serie di controlli magnetoscopici vari componenti critici del ponte e, utilizzando le tecniche di "cucitura" Metalock, ha riparato le parti danneggiate, per conto di Irishenco Construction, capocommessa del progetto.

Con una classificazione di interesse storico di Grado I nel piano di sviluppo della Dublin Corporation, il ponte prende il nome dal pedaggio di mezzo penny che veniva pagato nel periodo compreso tra la sua costruzione nel 1816 e l'abolizione del pedaggio nel 1915. Sebbene il nome ufficiale sia Liffey Bridge, originariamente si chiamava Wellington Bridge; la sua struttura comprende un insieme di centine ad arco ellittico. Queste centine furono probabilmente realizzate dalla Coalbrookdale Works nello Shropshire da un progetto attribuito all'ingegnere Thomas Telford.

Lo Ha’penny bridge fu chiuso per i lavori di restauro e fu installato accanto ad esso un ponte Bailey per il traffico pedonale. Il pavimento fu smontato e nuove sezioni furono costruite per adattarsi alla forma ellittica deformata. Sono state inoltre realizzate nuove sezioni di parapetto in fusione di acciaio ad alta duttilità. Il progetto comprendeva anche la riverniciatura nell'originario colore bianco.

La maggior parte del lavoro di Metalock riguardava i cappellotti dei tiranti, 43 dei quali presentavano incrinature (che furono riparate) e piastre di rinforzo delle centine, che risultavano anch'esse incrinate. Inoltre, Metalock fu impiegata per riparare i reticoli strutturali ed installare nuove sezioni dei mensoloni per sostituire quelle che si erano rotti negli anni. La maggior parte dei danni agli elementi da riparare era stata provocata da dilatazioni derivanti da corrosione per infiltrazioni di umidità in seguito alla rottura degli elementi sigillanti.

Dato il significato del ponte come icona della città di Dublino fu posta particolare cura ed attenzione nel processo di restauro e, per dissipare i timori di vari gruppi di protezione del patrimonio culturale, fu riparata o ricondizionata la maggior parte dei materiali originali. Furono ricostruiti soltanto elementi gravemente danneggiati o inutilizzabili. I cappellotti dei tiranti, per esempio, potevano anche essere sostituiti, ma il procedimento Metalock ne consentì l'efficace riparazione 'in situ'.